L’IMPATTO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SULLE ORGANIZZAZIONI

«In teoria i computer possono emulare l’intelligenza umana e perfino superarla. Il successo nella creazione dell’intelligenza artificiale potrebbe essere il più grande evento nella storia della nostra civiltà. O il peggiore. Non lo sappiamo. Non possiamo sapere se l’Intelligenza Artificiale ci aiuterà o ci distruggerà».

Stephen Hawking non è stato il solo a interrogarsi sulle possibilità e i pericoli dell’Intelligenza Artificiale. Il magnate americano e CEO di Space X, Elon Musk, l’esperto di tecnologia Gray Scott, e molti altri personaggi di rilievo in questo campo hanno elaborato delle previsioni su quello che sarà il futuro della tecnologia e del lavoro svolto dalle persone. Nell’attesa di trovare la risposta al quesito di Hawking è un fatto che l’Intelligenza Artificiale sia oggi una realtà. Ed è altresì un fatto che questa tecnologia, come tutte quelle che l’hanno preceduta, ha e avrà sempre di più un impatto sulle organizzazioni, richiedendo l’avvio di processi di cambiamento e la diffusione di una nuova cultura organizzativa.

Per gestire efficacemente questa evoluzione è però necessario comprendere bene che cos’è oggi l’intelligenza artificiale e quale possa essere il suo contributo alle organizzazioni.

Facciamo, quindi, un piccolo salto indietro.

Storicamente, le ricerche sull’intelligenza artificiale e sulla costruzione di macchine pensanti hanno oscillato tra due grandi approcci filosofici:

a) costruire macchine che imitassero la capacità umana di problem solving;

b) costruire macchine che non replicassero necessariamente i meccanismi cognitivi umani.

Luciano Floridi, una delle voci più autorevoli della filosofia contemporanea e professore ordinario di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford ci aiuta a fare chiarezza:

<< Le due anime dell’intelligenza artificiale, quella ingegneristica e quella cognitiva, hanno spesso ingaggiato una lotta fratricida per la supremazia intellettuale. Le due anime sono state qualificate in vari modi. Preferisco utilizzare la distinzione meno carica di significato tra intelligenza artificiale leggera o forte.

I sostenitori dell’intelligenza artificiale hanno posto in evidenza i notevoli risultati dell’intelligenza artificiale riproduttiva e ingegneristica che è in realtà una forma debole o leggera in termini di obiettivi; laddove i suoi detrattori hanno sottolineato, invece, i risultati stentati dell’intelligenza artificiale produttive e cognitiva, che è al contrario forte in termini di obiettivi.

Molte delle inutili speculazioni sulla cosiddetta questione della singolarità – il momento in cui l’intelligenza artificiale avrà superato quella umana – trovano origine in questa confusione.

La nostra tecnologia corrente non è in grado di processare alcun tipo di informazione dotata di significato, essendo impermeabile alla semantica, vale adire al significato e all’interpretazione dei dati che manipola. I sistemi d’intelligenza artificiale più efficienti sono quelli che operano all’interno di un ambiente che è conformato intorno ai loro limiti. Mentre cercavamo senza successo d’inscrivere nel mondo un’intelligenza artificiale forte e produttiva, stavamo viceversa adattando il mondo a un’intelligenza artificiale leggera e riproduttiva >>.

Quindi, oggi abbiamo a disposizione un’Intelligenza Artificiale che può dare un significativo contributo nell’elaborazione della enorme quantità di dati disponibili e nel togliere alle persone mansioni ripetitive a basso valore per consentire loro di dedicarsi alla progettualità e al cambiamento delle organizzazioni per renderle in grado di affrontare la complessità economica, sociale e ambientale che abbiamo di fronte. Questo cambiamento deve, a nostro giudizio, tenere conto di due fattori.

In primo luogo, non tutte le realtà aziendali sono uguali e ci sono approcci diversi che possono portare al successo. Quindi, anche l’adozione delle tecnologie in generale e dell’Intelligenza Artificiale in particolare non può essere perseguita in modo uniforme: non esiste un unico design per adottarle.

In secondo luogo, gran parte del dibattito sull’innovazione tecnologica si concentra sugli aspetti tecnici delle possibilità offerte, mentre sempre Luciano Floridi ci invita a trascendere la tecnologia, ad andare oltre gli aspetti tecnici.

Ciò significa che la vera sfida non è la semplice adozione delle innovazioni digitali, bensì cosa si decida di farne in azienda, quale disegno stia alle spalle della scelta di adottare questa o quella innovazione. Quindi il vero tema, spesso sottovalutato, è la governance del processo. Altrimenti, il rischio è di sprecare le risorse, sia economiche sia di tempo, senza raggiungere i significativi risultati che le tecnologie possono portare. Come conseguenza di un disegno ben delineato si pone il tema delle competenze necessarie a metterlo in atto.

Il paper The future of work – skills for the modern economy”, presentato alla Conferenza sull’Intelligenza Artificiale durante il G7 in Canada, mette in evidenza il fatto che diverse mansioni cambieranno considerabilmente. Molti autori, inoltre, sostengono che i lavori sostituiti dall’Intelligenza Artificiale saranno rimpiazzati da nuovi ancora da inventare, come è successo nelle precedenti rivoluzioni tecnologiche. Ma è ancora difficile fare previsioni accurate sulla creazione e distribuzione di nuove professioni. Certo è che alcune di queste diventeranno irrilevanti e spariranno rapidamente, mentre ne compariranno di nuove e saranno richieste nuove abilità e mentalità.

Alcune categorie professionali saranno più interessate. Innanzitutto, le persone coinvolte nella produzione di servizi di Intelligenza Artificiale, ovvero ricercatori, scienziati, ingegneri e tecnici specializzati. In questo segmento, il problema principale sarà la formazione e riuscire a trattenere i talenti. In secondo luogo, ci sono le persone che useranno i sistemi di Intelligenza Artificiale, anche senza saperlo, che dovranno essere formati per usare gli strumenti correttamente. Infine, l’uso dell’Intelligenza Artificiale farà aumentare l’importanza e l’attrattiva di altre abilità, come le capacità interpersonali, l’empatia, le sensibilità artistiche e creative.

Un programma ragionato sia di reskilling e upskilling delle persone interne all’organizzazione sia di talent acquisition per arricchire la propria squadra si pone come un obiettivo non rimandabile. Tra l’altro, oggi, proprio grazie alle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale le competenze e le conoscenze acquisite, insieme ai comportamenti e agli atteggiamenti delle persone, possono essere misurati meglio. I percorsi di sviluppo delle persone possono essere altamente personalizzati e diventare più coinvolgenti. I programmi di apprendimento, per esempio, possono diventare più efficaci grazie all’uso degli algoritmi. Inoltre, esistono diverse soluzioni sia hardware sia software, come computer vision, chatbot, intelligent data processing, che consentono di creare modalità collaborative e di incrementare l’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi, altro tema strategico dei sistemi HR.

Infine, vogliamo mettere in luce un ultimo aspetto di grande rilevanza. È necessaria una particolare attenzione alle norme e alle scelte etiche perché le tecnologie e l’intelligenza artificiale siano al servizio dell’umano e non viceversa. Su questo punto dobbiamo riconoscere che il buon utilizzo delle tecnologie sia ancora un processo da definire, sapendo andare oltre i facili entusiasmi da una parte, e le paure bloccanti dall’altra.

Leave a Comment

Your email address will not be published.

Start typing and press Enter to search